Oltre l’accesso. Vocalità, ascolto e corpoliteracy come critica istituzionale

Autori

  • Cecilia Bima Fondazione Elpis, Milano; NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Milano

DOI:

https://doi.org/10.60923/issn.3034-9699/26212

Parole chiave:

Vocalità, Ascolto, Crip time, Multisensorialità, Critica istituzionale

Abstract

Il presente articolo indaga le modalità attraverso cui pratiche artistiche e dispositivi museali contemporanei stanno riformulando i regimi d’ascolto, di percezione e di partecipazione all’interno delle istituzioni culturali, prendendo come cornice teorica la Phenomenology of Impairment di Jonathan Sterne, le riflessioni di Brandon LaBelle sull’agentività sonora e la nozione di crip time. Attraverso l’analisi comparata di tre casi studio – Infinite Ear (2018), Delinking–Relinking (2021–2026) e aneducation (2017) – il contributo esamina come il suono e la vocalità operino come strumenti critici per ripensare le gerarchie sensoriali e politiche che governano la fruizione museale. L’obiettivo è mostrare come queste pratiche mettano in discussione l’idea di un soggetto percettivo universale, pienamente abile e immediatamente disponibile all’ascolto. Allo stesso tempo, esse aprono a forme di conoscenza multisensoriali, relazionali e situate, capaci di trasformare il museo da luogo di trasmissione del sapere a spazio di co-produzione. Non si tratta soltanto di includere nuove voci, ma di trasformare le condizioni stesse dell’ascolto istituzionale: la capacità di accogliere voci incerte, non standardizzate, disallineate rispetto ai codici normativi della chiarezza o dell’autorità.

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Pubblicato

2026-09-16

Come citare

Bima, C. (2026). Oltre l’accesso. Vocalità, ascolto e corpoliteracy come critica istituzionale. Museum, Materials and Discussions. Journal of Museum Studies, 3(2), 229–245. https://doi.org/10.60923/issn.3034-9699/26212