The Genealogy of Japanese Museums: From the Shōsōin Treasury in Nara to the Östasiatiska Museet in Stockholm
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.3034-9699/23731Parole chiave:
Shōsōin, Kunstkammer, Storia dell'arte globale, Ideologia delle esposizioni, Estetica giapponese (“Ma”)Abstract
Il presente contributo riesamina il deposito dello Shōsōin da una prospettiva globale, confrontandolo con la “Kunstkammer” occidentale al fine di chiarirne le differenze fondamentali in termini di funzioni e ideologie. Mentre la Kunstkammer di Dresda, istituita dall’Elettore Augusto di Sassonia, mirava a una visualizzazione enciclopedica dell’ordine mondiale attraverso la classificazione sistematica di oggetti naturali e artificiali, la caratteristica primaria dello Shōsōin risiede nella sua natura non pubblica e nella sua rigorosa sigillatura a lungo termine. Per oltre un millennio, lo Shōsōin ha preservato i beni preziosi dell’imperatore Shōmu, mantenendo intatta la “sacralità” della famiglia imperiale. Lo studio esplora inoltre l’intersezione tra le ideologie espositive orientali e occidentali, ripercorrendo l’influenza dell’estetica giapponese sul Museo delle Antichità dell’Estremo Oriente di Stoccolma. La visita del principe ereditario Gustavo Adolfo allo Shōsōin nel 1926 e la successiva adozione di concetti spaziali giapponesi, come il “ma” (intervallo), da parte del direttore Bo Gyllensvärd, segnano una transizione cruciale dalla “decorazione esotica” a un’esperienza di visione serena e soggettiva. In definitiva, l’evoluzione dello Shōsōin da tesoro sacro a bene culturale moderno dimostra una circolazione unica di spiritualità ed estetica nella storia dell’arte globale.
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