Le musée guérisseur. Les musées canadiens face à leur passé colonial
DOI:
https://doi.org/10.6092/issn.3034-9699/21594Parole chiave:
Musei canadesi, Museo guaritore, Riconciliazione, DecolonizzazioneAbstract
Dal 2008 al 2015, i lavori della Commissione per la verità e la riconciliazione del Canada (CVR) hanno cercato di far luce sul sistema dei “collegi indiani”, in cui 150.000 bambini sono stati inviati per un secolo con l’obiettivo di cristianizzarli e “occidentalizzarli” con la forza. Il rapporto finale della CVR, che conclude identificando un vero e proprio “genocidio culturale”, propone 94 richiami all’azione per riparare gli errori del passato. Molti di questi riguardano il mondo dell’arte e i musei canadesi e hanno la particolarità di posizionare il museo nel ruolo di guaritore. Tale guarigione, elemento chiave della riconciliazione, riguarda in primo luogo i “sopravvissuti” dei collegi, ossia gli studenti indigeni che hanno subito abusi fisici, sessuali e psicologici, le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Tuttavia, negli ultimi anni, il tema della riconciliazione ha progressivamente lasciato spazio a quello della decolonizzazione. Questo cambiamento di paradigma coinvolge tutte le istituzioni canadesi, ma in particolare i musei, la cui storia coloniale è intrinsecamente legata alle loro collezioni. Ma che ne è della funzione curativa dei musei in questo cambiamento di paradigma? L’obiettivo di questo articolo è mostrare che, nell’era della decolonizzazione, il museo come agente di guarigione è oggetto di un’interpretazione divisa, che è al centro della recente crisi dei musei canadesi.
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