Esporre il sacro: oggetti, spazi e pratiche tra museo e territorio
Esporre il sacro: oggetti, spazi e pratiche tra museo e territorio
Guest Editor: Alessandro Paolo Lena
Nella società contemporanea, gli spazi e gli oggetti del sacro sono sempre più frequentemente oggetto di processi di musealizzazione, patrimonializzazione e reinterpretazione culturale, che ne ridefiniscono lo statuto, il significato e le modalità di fruizione. Musei e luoghi di culto appaiono, almeno sul piano istituzionale, come ambiti distinti, regolati da finalità, linguaggi e pratiche differenti: da un lato la sfera laica e scientifica del museo; dall’altro quella religiosa e devozionale dello spazio sacro. Tuttavia, numerosi punti di contatto e sovrapposizione consentono di interrogare criticamente le modalità attraverso cui il sacro viene selezionato, tutelato, esposto e reso accessibile a pubblici plurali.
I luoghi di culto sono da sempre spazi deputati alla raccolta, conservazione ed esposizione di oggetti, immagini e architetture, secondo logiche che presentano significative affinità con quelle dell’istituzione museale. Allo stesso tempo, una parte consistente delle collezioni conservate nei musei è costituita da manufatti originariamente legati a pratiche rituali, liturgiche o devozionali, provenienti non solo dal contesto cristiano, ma anche da ambiti culturali extraeuropei o da religioni non più praticate. Il passaggio dell’oggetto religioso nello spazio museale comporta una profonda trasformazione di significato: l’originaria funzione cultuale viene sospesa o neutralizzata, e l’oggetto viene inserito in nuove narrazioni di carattere storico, artistico, antropologico o estetico, che ne modificano la percezione da parte dei pubblici.
Emerge, inoltre, l’importanza del patrimonio diffuso, comprendente non soltanto i grandi complessi monumentali, le abbazie e i Sacri Monti, ma anche le testimonianze immateriali – rituali, pratiche devozionali, musiche liturgiche – e le diverse modalità d’uso dei luoghi di culto come spazi per concerti, mostre, incontri e altre attività culturali. La componente materiale, composta da manufatti, architetture, arredi liturgici e sistemi decorativi, e quella immateriale, relativa a musica, riti, pratiche performative, contribuiscono insieme a formare paesaggi culturali, depositari di memorie collettive e testimonianze della vita sociale delle comunità che li abitano nel presente, nonché elementi di identità culturale condivisa, significativi anche in un’ottica non direttamente religiosa.
Negli ultimi decenni, la riflessione museologica ha indagato tali processi, mettendo in luce come la musealizzazione del sacro non implichi solo un’operazione di tutela o conservazione, ma produca una rinegoziazione dei valori attribuiti agli oggetti e agli spazi. Parallelamente, il patrimonio religioso diffuso nel territorio continua a essere fruito secondo modalità eterogenee, in cui esigenze liturgiche e devozionali convivono con pratiche di fruizione laica, legate alla valorizzazione culturale e al turismo. La coesistenza di usi differenti solleva questioni critiche in termini di interpretazione, mediazione, gestione dei flussi e definizione dei pubblici. In tale prospettiva, la svolta digitale e l’adozione di nuove tecnologie costituiscono un ambito di riflessione rilevante, non solo in termini di innovazione, ma anche per le implicazioni culturali e comunicative che esse comportano.
Alla luce di queste considerazioni, appare utile una riflessione sistematica sugli spazi e sugli oggetti del sacro intesi come ambiti di intersezione tra pratiche religiose, strategie museologiche e processi di patrimonializzazione. In particolare, resta aperta la questione di come tali spazi e tali oggetti continuino a produrre significati culturali e sociali nel presente, una volta collocati in contesti museali, musealizzati in situ o inseriti in circuiti di valorizzazione territoriale, e di come le istituzioni museali e religiose affrontino la complessità derivante dalla pluralità degli sguardi, delle aspettative e delle modalità di fruizione.
Il dossier monografico della rivista intende pertanto promuovere un confronto sui processi di musealizzazione e patrimonializzazione del sacro, con particolare attenzione alle questioni interpretative, espositive e di fruizione che essi sollevano. L’obiettivo è raccogliere contributi capaci di analizzare criticamente il ruolo degli spazi e degli oggetti del sacro come beni culturali, mettendo in evidenza le tensioni tra funzione originaria e nuove attribuzioni di senso, tra dimensione religiosa e contesto laico, e offrendo strumenti teorici e casi di studio utili a ripensare le pratiche di conservazione, valorizzazione e accesso in un’ottica di inclusione, accessibilità e sostenibilità.
I contributi potranno riguardare, anche se non in via esclusiva, i seguenti temi:
- Processi di musealizzazione e patrimonializzazione degli spazi e degli oggetti del sacro, in contesti museali e in situ;
- Trasformazioni di significato degli oggetti religiosi nel passaggio dall’uso cultuale alla conservazione ed esposizione museale;
- Spazi sacri come luoghi di esposizione e mediazione culturale: chiese, santuari, complessi religiosi e luoghi di culto ancora in uso o dismessi;
- Musei di arte sacra, musei ecclesiastici e collezioni di oggetti religiosi in contesti museali laici;
- Dimensioni immateriali del patrimonio legato al sacro: rituali, pratiche devozionali, musica, performance;
- Strategie curatoriali e narrative per l’interpretazione del sacro in contesti museali e territoriali;
- Modalità di display e strumenti di mediazione nei contesti sacri e museali;
- Ruolo delle tecnologie digitali nella documentazione, interpretazione e valorizzazione del patrimonio religioso;
- Fruizione del patrimonio sacro da parte di pubblici plurali e non omogenei, tra dimensione religiosa e approccio laico;
- Questioni di accessibilità, inclusione e sostenibilità nella gestione e valorizzazione degli spazi e degli oggetti del sacro.
I contributi dovranno essere inviati come abstract (massimo 3.000 caratteri, spazi inclusi) o articolo completo in inglese, francese o italiano e una breve biografia dell'autore (massimo 1.000 caratteri, spazi inclusi) alla redazione (mmdjournal@unibo.it) e al guest editor (alessandropaolo.len2@unibo.it) entro il 1° giugno 2026.
Cronoprogramma
- Presentazione degli abstract: 1° giugno 2026
- Notifica di accettazione: 30 giugno 2026
- Presentazione dell’articolo completo (comprese le immagini): 30 ottobre 2026
- Rapporto dei revisori agli autori per le modifiche: 15 dicembre 2026
- Invio del testo finale: 15 gennaio 2027
- Pubblicazione del fascicolo: marzo 2027